Out Of This World

New Work, 2004-2005

Solo Exhibition:
COSMIC SERENADE
February 24, 2006 – June 1, 2006
Venice Design Art Gallery
3146 S. Samuele 30124 Venice, Italy   tel. 0415239082


ENGLISH VERSION

JUDY IN THE SKY WITH DIAMONDS

Judi Harvest appartiene a quella categoria di artisti che sentono la necessità di rompere le barriere che separano le arti lavorando con vari mezzi: dal disegno alla pittura, alla scultura in vetro, all’assemblaggio, al collage e più recentemente al video. Tutte le sue opere, comunque, hanno una cosa in comune: sono ispirate direttamente dalle sue esperienze personali. Come Picasso, Judi Harvest trasforma la sua autobiografia nella ricca iconografia della sua arte.

Non ha importanza se le circostanze personali o storiche siano difficili; la  Harvest vuole che la sua arte celebri festival gioiosi e spettacoli in cui il pubblico interagisca con l’opera d’arte come avviene nella lirica e nel teatro. La sua curiosità la trascina nel “microcosmo” degli insetti e delle creature del mare così come, più recentemente, fino alle sensazionali scoperte dell’astrofisica. La sua instancabile immaginazione aspira sempre a trascendere la banalità ed a trasformare ciò che vede e sente in visioni che condivide con lo spettatore; queste ci sollevano dalle limitazioni del presente, facendoci immaginare viaggi attraverso lo spazio, che ci liberano dai confini dell’esperienza quotidiana e ci permettono di sognare altri mondi e un futuro senza limiti verso la libertà.

Nata a Miami, nell’esotica terra vacanziera della Florida, Judi Harvest non ha mai dimenticato i colori dei flamenco, sia quelli veri che quelli artificiali, né il fogliame tropicale della sua città natale. Le sue esperienze come studentessa d’arte, in Italia, dove ha studiato con maestri del livello di Jannis Kounellis, e negli Stati Uniti dove i suoi insegnanti erano tra i più grandi pittori della New School, hanno formato la sua visione artistica. Da matura artista rimane fedele alla tradizione di painterly painting, dell’assemblaggio e alla rappresentazione che acquisisce da giovane e che continua tutt’ora ad essere presente nella sua arte. Il suo evolversi come artista narrativa rispecchia le più recenti evoluzioni dell’arte contemporanea, mostrando influenze provenienti dal teatro e dal movimento della pellicola cinematografica, così come dalla poesia del colore e della luce.

La vita di Judi Harbest in Italia, il suo secondo Paese, ha segnato la sua arte fin dai tempi in cui era studentessa. Non ha mai dimenticato le lezioni dei grandi maestri, il loro vigoroso tocco di pennello e l’attenzione al disegno e al dettaglio. Le sue estati a Panarea sono state fonte di altrettanta ispirazione quanto la sua esperienza di vita e di lavoro a Venezia, portandola a realizzare una serie di opere basate su temi e leggende veneziane: i dipinti di Pietro Longhi e la sua testimonianza della tragedia dell’incendio che ha distrutto il Teatro La Fenice, che l’artista ha filmato e fotografato, integrando queste immagini nel suo lavoro.

Ritornata a New York, dopo l’esperienza veneziana, la Harvest si è confrontata con l’enorme tragedia del 9/11 e la distruzione delle Twin Towers, visibili da casa sua. Vagando per le strade del Ground Zero ha raccolto i frammenti che testimoniavano la carneficina umana. Lavorando con i suoi amici di vecchia data, i vetrai di Murano, ha prodotto una serie di sculture di vetro che commemorano questi souvenir umani. Più avanti queste immagini sono state inserite nei suoi filmati narrando ciò che aveva visto e sperimentato sia a Venezia che a New York attraverso nuove creazioni poetiche.

Cercando un’alternativa alla violenza e allo spargimento di sangue, la Harvest ha iniziato a concentrarsi su immagini di pace e tranquillità rappresentate dai Budda dell’Asia. Questo momento di transizione che va dal meditare sulla tragedia e sul significato della perdita, alla ricerca di un mezzo per raggiungere uno stato di contemplazione e accettazione universale che trascenda la storia occidentale con le sue guerre sanguinose è il risultato del suo focalizzare la sua attenzione sulle più antiche tradizioni dell’Asia. Le immagini di Budda che ha realizzato nelle sculture in vetro, tra cui il monumentale Budda esposto a Venezia durante la Biennale del 2003, sono nati dalla sua necessità di raggiungere la pace interiore. E comunque parlano a chiunque cerchi un momento di riposo e riflessione.

Judi Harvest spesso parla del potere che l’arte ha di curare. Credere in questo potere guida la sua arte e la sua immaginazione. Il fascino della fenice che brucia e risorge dalle sue stesse ceneri è rimasta in lei fin da quando ha iniziato a documentare la storia del Teatro La Fenice.

Cercando un tema d’ispirazione che ancora una volta suggerisse trascendenza e volo, è rimasta colpita dalle immagini che arrivavano dalle varie telecamere satellitari lanciate per investigare lo spazio. L’artista è entusiasta dal fatto che l’umanità cerchi di interagire  con mondi “altri”, non limitandosi a viaggiare e volare nel nostro pianeta, ma desideri visitare pianeti lontani. Da bambina ha sognato un amico immaginario, un marziano che visitava la sua camera e le parlava di esplorare altri mondi, lontani da Miami, mondi che luccicavano. Spazio e polvere e meteore più brillanti di tutti i riflessi delle luci nei canali di Venezia.

Judi Harvest ci insegna che possiamo viaggiare non solo con la nave, il treno o l’aereo, ma anche proiettando la nostra immaginazione. Questo tipo di proiezioni fantasiose hanno influenzato registi come Stanley Kubrick and Stephen Spielberg, i cui film hanno indubbiamente fatto parte della sua esperienza. La necessità di proiettare noi stessi su un piano più alto rispetto a quello rappresentato dalla banale realtà conformista o dall’orrore delle calamità della storia - che sono congelate nelle immagini che ci bombardano quotidianamente - è interpretato dall’artista come piattaforma di lancio di un nuovo gruppo di opere. Queste immagini lunari celebrano la bellezza di un universo vasto e interminabile. Opere che ci trasportano a un brillante mondo di stelle, pianeti e sistemi solari così distanti che ci appaiono solo come macchioline lontane. Le sue galassie roteanti e le scie scintillanti delle meteore sono l’equivalente contemporaneo dell’entusiasmo provato dai Futuristi nella loro scoperta del movimento meccanico della terra e dalla possibilità di trasformare il mondo attraverso i miracoli del progresso industriale e scientifico. Le sue scie luccicanti che tracciano il percorso di stelle cadenti e comete ricordano le sale da ballo di Severini, decorate con paillettes. E servono a lei, così come accadde a suo tempo per i grandi modernisti italiani, sia a determinare il piano spaziale del dipinto, sia per animare la superficie con materiali reali atti a abbellire e decorare.

Nessun artista crea nel vuoto. L’artista non può prescindere dal suo contesto storico e dall’ impatto che questo ha sulla condizione umana. Il modo in cui l’artista interpreta il ruolo dell’arte in ogni momento ne determina il contenuto. Si può ammirare come Goya o Warhol rispecchino la realtà attraverso al forza  contrastante della loro arte. Altri artisti invece vedono nel loro lavoro la possibilità di offrire un’alternativa alle sofferenze imposte dalla natura e dalla natura umana. Judi Harvest appartiene all’ultimo gruppo. Lei celebra anziché piangere e lamentarsi. Il continuare a celebrare la vita e la luce, i viaggi, esplorazione e le scoperte attraverso la sperimentazione, così come, nelle sue opere più recenti, l’accettare il rischio di casualità e incidenti e incorporarli, come Jackson Pollock e gli action painters, in una struttura controllata da decisioni estetiche, ha dato al suo lavoro una nuova libertà tecnica che corrisponde alla sua ricerca di linearità personale e trascendenza. Come la famosa eroina dei Beatles, Lucy in the Sky with Diamonds (in realtà un acronimo per le visioni estatiche evocate dall’L.S.D.) Judi Harvest crea opere che brillano come i corpi celesti, senza beneficiare di sostanze chimiche ad eccezione di quelle prodotte dal cervello quando è stimolato a produrre la sua magia, sostanze chimiche che sono il prodotto naturale dell’esperienza visionaria.

Barbara Rose
Madrid, June 2004